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Quaderni Derviesi / Varie / Imbarcazioni del Lario / Navèt o Nàaf
Contrariamente alle altre imbarcazioni, lo scafo a fondo piatto aveva la prua più alta e più larga della poppa: caricando a prua le reti bagnate e il pescato (in tutto anche fino ad un paio di tonnellate) la barca assumeva un assetto quasi orizzontale. Il pagliolato era molto sollevato dal fondo per raccogliere l’acqua in sentina e lasciare un piano di lavoro asciutto. La sentina (acquaröo) era capiente e vi si stivava temporaneo il pescato, prima di selezionarlo in ceste. Lo scafo era munito di tre cerchi uniti da un travetto longitudinale chiamato mantàula ed il tutto sosteneva una tenda che copriva metà barca e il resto era di solito coperto con la vela appoggiata sulla mantàula. L’albero, legato longitudinalmente sopra i cerchi a fianco della mantàula, poteva essere fatto scorrere per prolungare il sostegno della vela-tenda anche verso la parte anteriore della barca. Quando l’albero veniva issato era legato all’incrocio con il primo cerchio; la vela, rettangolare, era cucita a strisce verticali. La sua altezza e la sua larghezza erano di dimensioni circa uguali a quelle dello scafo (come per comballo e gondola). C'erano solo due remi, ma quattro o addirittura sei scalmi: due erano posti verso prua, all’altezza del primo cerchio, ed erano usati quando la barca era scarica; gli altri erano più arretrati per quando la barca era carica o per particolari manovre. Gli scalmi erano in origine costituiti da due pioli in legno affiancati dentro i quali alloggiare i remi; in seguito si utilizzò una tavola di legno duro (radica di noce o castagno) intagliata con un incavo, ma anche così gli scalmi non duravano a lungo. Furono introdotti semi-anelli in ferro per rinforzarli e in tempi più recenti si utilizzarono scalmiere in bronzo o in ferro. Unica forma di governo dell’imbarcazione erano i remi, non vi era infatti timone e non si utilizzavano cime quando si navigava a vela. I colori solitamente utilizzati erano solitamente il grigio ed il nero, varianti erano l’azzurro o il verde di tonalità scure. Con questa imbarcazione si praticava pesca a strascico: le norme che la proibivano portarono il navèt all’estinzione in tempi brevissimi. Sono rimasti pochissimi esemplari di questo tipo di barca. Adattamento da Fabrizio Albarelli, Sòstre e sepultòn. Uomini, strumenti, mestieri nella costruzione di barche a remi sul Lago di Como, 2000 |
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