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Il Medeghino

Vicende varie, ma non sempre liete, toccarono a Dervio sotto il dominio di Gian Giacomo Medici detto il Medeghino. Egli era anche noto come Castellano di Musso, signore della Valsassina e Marchese di Melegnano.


Nacque a Milano nel 1498 da Bernardo e Cecilia Serbelloni.
Mentre era Castellano di Musso, seppe tener testa e battere gli Sforza, i Grigioni, il re di Francia e anche Carlo V re di Spagna.


In tale periodo di lotte, le condizioni per gli abitanti delle sponde del Lario non erano certo le migliori.
Il paese di Dervio era abbandonato da molti abitanti che si mettevano in salvo salendo alle baite dei monti, per sottrarsi ai soprusi dei soldati che alloggiavano nelle case e nei solai.
Per fare fuoco i soldati si servivano delle travi delle case o tagliavano le piante di ulivo e altri alberi.
Diverse case erano state addirittura scoperchiate, le vigne saccheggiate con i raccolti della campagna.
Fu sottratto il vino dalle cantine e furono rubate anche le poche castagne; la gente era ridotta alla miseria e alla fame.
A conferma di ciò si trovano le deposizioni raccolte dall'arciprete Pietro Molteni di Mandello nel 1570; sono scritte in latino e contengono le dichiarazioni di sei persone della zona.
Gio. Antonio Cattagnolo fu testimone dei fatti:

Nel tempo di cui si parla, molte guerre ed agitazioni vi furono sul Lario, particolarmente nei paesi di Dervio e Mandello dove si commettevano numerosi furti [...] Molte case furono incendiate in quei luoghi di Dervio e di Mandello e so che in quel tempo fu presente il nocchiero della flotta del Medeghino.

Un altro teste confermò:

E’ vero che dall’anno 1519 fino all’anno 1532 nelle terre del lago e Riviera di Lecco, soprattuto a Mandello e a Dervio, ci fu una gran guerra, spopolamento, incendi e peste, e quasi tutte le scritture e i documenti furono persi, distrutti e bruciati.


A quanto pare Dervio e Corenno furono molto colpiti perché considerati in origine basi del Medeghino; vedendone però tramontare la fortuna, cercarono di voltargli le spalle e di sostenere Milano.
Infatti nel 1532 si svolse a Corenno un nuovo scontro: l'armata del Medeghino cercò di sbarcare il 18 febbraio, ma fu attaccata dalla flotta ducale e dagli abitanti e quindi dovette ritirarsi.
Così l'avvenimento veniva descritto in una lettera al Duca di Milano:

Hieri l'armata nemica andò per dismontar e dismontò nella terra de Coreno et la nostra gli andò subito alle spalle e li villani per terra, di sorte che subito essi nemici resaltorno in barcha, et si retirorno a Musso.

Sempre contro il Medeghino, i Derviesi avevano difeso furiosamente (furore rusticorum) il Castello di Orezia e chiesero al Duca piombo, polvere e archibugeri.
Per questo voltafaccia il Medeghino inviò una lettera agli amici di Dervio, Corenno e Monte Introzzo, piena di minacce: asseriva di poter ancora bruciare e fare le altre cose quando voleva e che gli sarebbe dispiaciuto se ciò fosse capitato anche a loro; se non si fossero presentati a lui il giorno successivo, li avrebbe considerati tutti nemici.
Ecco la lettera originale:

Amici miei carissimi,
ho visto quanto mi havete scrito e vi rispondo con poche parole, che ancora noy saperesemo brusare e fare de le altre cose quanto volesemo, ma tale cosa ne dispiaze vi hocoresse a voi; ma quanto state pertinaze in non venire, mi excuso con Dio e il mondo si vi hocorerà malo; per tanto non venendo alcuni di voi domano, vi torò per inimizi, cosa vi prometo vi darà pocho fruto. Considerate il bene vostro. Da Musso adi 22 febbraio 1532.
Jo. Jacobo di Medizi

Però gli avvenimenti precipitarono e già nel marzo del 1532 il Medeghino fu costretto a restituire tutte le sue conquiste nelle mani di Francesco II Sforza: Musso, Lecco, la Valsassina, tutte le fortezze, le artiglierie, le munizioni da guerra; in cambio ottenne il Marchesato di Melegnano.
Dervio così ritornò con tutta la riviera di Lecco e la Valsassina a far parte del Ducato di Milano.

Il Medeghino fu anche al servizio del Duca di Savoia in qualità di maestro di campo, passò in Spagna al servizio di Carlo V e poi in Ungheria in aiuto a re Ferdinando. Combatté contro gli insorti delle Fiandre (all'assedio di Landrecy era generale d'artiglieria) e diventò più tardi viceré di Boemia durante le guerre di religione. Venne nominato generale della lega dei Medici fiorentini, del Papa e dell'Imperatore.


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